Il ritorno di Sophia Loren nel film Netflix “La vita davanti a sé” (2020)

sophia loren e ibrahima gueye - madame rosa e momò nel film del 2020

Dopo ben undici anni di distanza dai set cinematografici, Sophia Loren si è imposta nuovamente all’attenzione di pubblico e critica con La vita davanti a sé, film diretto da suo figlio Edoardo Ponti e distribuito su Netflix a partire dal 13 novembre 2020.

sophia loren-figlio-edoardo ponti

La vita davanti a sé è un libero adattamento dall’omonimo romanzo di Romain Gary del 1975, che sposta l’ambientazione dalle banlieu parigine a una Bari dove le ingiustizie sociali si consumano alla luce del sole.

Un nuovo oscar per la grande diva italiana?

Sono passati ormai tre mesi dall’uscita, eppure il buzz intorno al film non è affatto scomparso. Ed è tutto merito della Loren, la cui ricomparsa sugli schermi (inevitabilmente piccoli, a causa della chiusura dei cinema) ha ancora una volta emozionato e mobilitato i cinefili di tutto il mondo.

Secondo il settimanale Variety, la nostra pluripremiata star sarebbe in lizza per la nomination come Migliore Attrice Protagonista agli Oscar 2021.

Se queste voci si rivelassero fondate, sarebbe addirittura il terzo Oscar per la Loren: già premiata dall’Academy nel 1962 per il ruolo di Cesira ne La ciociara (storicamente, la seconda attrice italiana a conquistare il premio dopo Anna Magnani), conquistò poi nel 1991 l’Oscar onorario alla carriera.

A consegnarglielo fu Gregory Peck (che a sua volta lo aveva ricevuto dalle mani della Loren nel 1963) con la seguente motivazione:

“Per una carriera ricca di film memorabili che hanno dato maggiore lustro alla nostra forma d’arte”.

Sophia Loren è la tenace Madame Rosa nel film del 2020

In La vita davanti a sé, Sophia Loren veste i panni di Madame Rosa, ex-prostituta e reduce di Auschwitz che, dopo essersi ritirata dalle strade, apre la propria casa ai trovatelli e ai figli delle colleghe più giovani impossibilitate a prendersene cura.

Con la sicurezza e il tocco dell’attrice consumata, la Loren infonde vitalità e dignità alla sua Madame Rosa, aggiungendo un nuovo ritratto alla sua già ricca galleria di donne decise e titaniche.

Nonostante il lungo iato tra il suo ultimo ruolo e questo film, Sophia Loren, classe 1934, non ha perso un briciolo del suo carisma e della sua classe davanti alla macchina da presa.

Calandosi anima e corpo in una parte scritta su misura per lei, la diva fa sfoggio di una recitazione mai sopra le righe, giocata su poche parole proferite al momento giusto e soprattutto sull’eloquenza degli sguardi.

Pregevole soprattutto il fatto che, nonostante la sua statura attoriale, la Loren non rubi mai la scena agli altri interpreti, mettendosi completamente al servizio della storia.

Già in passato ne avevamo apprezzato la recitazione compassata, al fianco di Mastroianni in Una giornata particolare (1977) di Ettore Scola.

E, a dimostrazione della continuità con i ruoli storici della madre, Ponti sceglie di omaggiare proprio il capolavoro del 1977, proponendoci una rivisitazione memorabile della celebre scena del terrazzo.

Lo sguardo assente, lo spaesamento e la vergogna di Madame Rosa, quando cade preda dei primi sintomi della demenza senile sotto una pioggia scrosciante, fanno di questa scena un vero capolavoro di recitazione. 

L’anziana signora interpretata dalla Loren si pone come simbolo credibile di una forte resilienza dinanzi alle avversità della vita. Ma dietro l’apparenza arcigna e i modi rudi si nasconde un’anima fragile e profondamente empatica.

Ed è proprio sul terreno della fragilità e del dolore condiviso che si incontreranno Madame Rosa e il ribelle Momò (diminutivo di Mohammed), l’altro piccolo grande protagonista della pellicola.

Un’interpretazione magistrale per un film… riuscito solo a metà

Secondo un canovaccio tipico dei più prevedibili drammi edificanti, la loro relazione nasce nel segno della diffidenza reciproca e del sospetto, per lasciare presto spazio alla comprensione e alla solidarietà.

Nulla, purtroppo, che si discosti dallo stereotipo nella caratterizzazione del piccolo Momò: è l’ennesimo ragazzino di colore allo sbando, dal carattere ribelle e tentato dalla vita criminale.

Rimasto orfano in tenera età, è adesso alla ricerca disperata di rispetto e di amore nonché, inconsciamente, di figure genitoriali che possano assisterlo nel suo difficile percorso di formazione.  

Pur lodevole negli intenti, tuttavia “La vita davanti a sé” non riesce mai a stimolare una riflessione profonda sui temi scottanti dell’immigrazione, del razzismo, dello sfruttamento minorile da parte della criminalità organizzata.

Più volte li chiama in causa, ma si limita semplicemente ad accennarli, a lasciare delle semplici suggestioni senza mai andare a fondo come vorrebbe.

È chiaro che per Ponti e Chiti (già sceneggiatore di Gomorra e Dogman), questi temi fungono semplicemente da spunto per confezionare un commovente coming-of-age.

Manca insomma quella visione coraggiosa tipica dei grandi autori che si servono polemicamente dei cliché, per superarli e sconvolgerli.

Quel che non manca, e che anzi costituisce l’elemento catalizzatore di tutto il film, è la chimica scoppiettante tra i due interpreti principali, talmente affiatati da conquistarci a dispetto della faciloneria di fondo.

sophia loren e ibrahima gueye - madame rosa e momò nel film del 2020

È un enorme piacere vedere Sophia Loren e il giovanissimo Ibrahima Gueye contendersi la scena.

Un plauso particolare va all’attore esordiente, perfettamente a suo agio accanto ad una leggenda vivente come la Loren, da cui non si lascia mai intimidire.  

Tirando le somme, allo spettatore che sperava nell’ennesimo capolavoro con Sophia Loren, il film del 2020 non può che lasciare il retrogusto amaro dell’occasione sprecata.

Se non altro, però, va riconosciuto un merito a Ponti: ci ha permesso di rivedere sua madre in grande spolvero e di lasciarci incantare ancora una volta dalla sua potenza espressiva.

Ci auguriamo che anche questa volta la grande Sophia possa portare a casa la tanto agognata statuetta, a riconferma di un talento invecchiato come il buon vino.

E voi, che ne pensate dell’ultimo film con Sophia Loren? Pensate che la sua interpretazione sia allo stesso livello delle sue glorie passate? Diteci la vostra nei commenti!

A presto! 

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