Le 5 colonne sonore più tristi ed emozionanti della storia del cinema e delle serie tv

Compositore di colonne sonore

Se anche voi, nei momenti di maggiore vulnerabilità, sentite il bisogno irrefrenabile di rivisitare le colonne sonore più tristi e struggenti di sempre… Siete arrivati all’articolo giusto.

Sembrerà paradossale, ma diversi studi hanno dimostrato come la musica triste e solenne risulti essere un toccasana quando siamo dominati dallo sconforto.

In quanto linguaggio universale e senza tempo, la musica ci aiuta a scavare più a fondo nel nostro animo, a tirar fuori tutte quelle emozioni che ci affanniamo quotidianamente a nascondere.

Protetti dal filtro dell’esperienza estetica, possiamo persino trarre godimento e conforto dalle emozioni più cupe e negative, senza che esse prendano il sopravvento e ci paralizzino.

Da questo punto di vista, le colonne sonore presentano certamente una marcia in più rispetto alle più comuni canzoni.

Quando le ascoltiamo, infatti, non ci limitiamo mai a godere della sola musica.

Basta una manciata di note, una suggestiva progressione armonica e in un attimo riusciamo a visualizzare le storie e le emozioni dei personaggi che si sono scolpiti nella nostra memoria in modo indelebile.

E, fatto ancor più importante, riusciamo a far nostre quelle emozioni, a patire e sognare con i nostri eroi.

Armatevi di cuffie, di luce soffusa e lasciatevi incantare dalle 5 colonne sonore più tristi mai composte per il grande e piccolo schermo.

Buon ascolto!

Ps: i titoli sono stati disposti in ordine cronologico, non di gradimento!

C’era una volta in America (1984) – Ennio Morricone

Se ci chiedessero che suono hanno la nostalgia e il rimpianto, risponderemmo certamente così:

Con quest’opera, il Maestro Ennio Morricone (1928-2020), insignito dell’oscar alla carriera nel 2007, ci consegna alcune tra le partiture più struggenti della storia del cinema.

Ci troviamo dinanzi a un vero capolavoro, che trascende la semplice funzione di accompagnamento musicale e acquista la dignità di opera d’arte autonoma.

Tra tutte le tracce abbiamo scelto quella che, secondo noi, è una delle punte di diamante della carriera del maestro: il Deborah’s Theme.

Composto intorno ad un motivo semplice e malinconico, questo pezzo senza tempo rievoca il sentimento della perdita di un amore distrutto ancor prima che possa sbocciare.

Laura Palmer’s Theme (Music from Twin Peaks, 1990) – Angelo Badalamenti

Twin Peaks deve il suo status di opera spartiacque della serialità televisiva tanto al genio visionario e inquieto di David Lynch quanto alla maestria del suo compositore di fiducia, Angelo Badalamenti.

Per la nostra lista non potevamo che scegliere il Laura Palmer’s Theme, espressione dolente delle conseguenze che la scomparsa della ragazza più amata di Twin Peaks ha sull’intera popolazione della cittadina.

Con il suo incedere funereo e il suo climax malinconico, in cui una dolce melodia per pianoforte emerge dal cupo tappeto di sintetizzatori, questo tema scandisce con efficacia le sequenze più toccanti della serie.

Schindler’s List (1993) – John Williams

Nel momento in cui Schindler’s List entra in pre-produzione, Spielberg non ha dubbi: dev’essere John Williams, il suo storico collaboratore, a comporre le musiche di quest’ambizioso film sulla tragedia dell’Olocausto.

Williams rifiuta gli eccessi del melodramma per regalarci una delle colonne sonore più tristi ma delicate della storia del cinema.

Protagonista indiscusso è il violino solista dell’israelo-americano Itzhak Perlman, che intona il lamento straziante della nazione ebraica con un’intensità che ci commuove ad ogni ascolto.

Non è un caso che il film abbia vinto (tra gli altri) anche un oscar per la migliore colonna sonora, premiata per essere riuscita a conferire una dimensione umana all’inumano.

The Leftovers (2014) – Max Richter

Impossibile rimanere indifferenti al tocco di Max Richter, uno dei compositori più intimisti della nostra generazione.

Non fa eccezione il lavoro magistrale svolto per The Leftovers, serie Hbo che si interroga sulle conseguenze psicologiche della Dipartita, un evento che segna la scomparsa del 2% della popolazione mondiale e lascia un vuoto incolmabile nei protagonisti superstiti.

La musica di Richter trova il sublime nell’essenziale: non servono arrangiamenti barocchi e invasivi per amplificare la carica emotiva delle immagini.

Lo capirete ascoltando The Departure, uno dei temi più commoventi mai concepiti per il piccolo schermo. Costruito a partire da un minimale quanto efficace arpeggio per pianoforte, il brano mantiene intatta la sua aura malinconica ad ogni esecuzione.

Joker (2019) – Hildur Guðnadóttir

Nessuno si sarebbe mai aspettato che un giorno Todd Phillips, il regista della trilogia di “Una notte da leoni”, avrebbe diretto uno dei cinefumetti più nichilisti e sovversivi di sempre: Joker.

Il pathos della pellicola è intensificato dalle composizioni della violoncellista islandese Hildur Guðnadóttir, che riesce a rendere con tocco esemplare il dramma interiore vissuto dal disadattato protagonista.

L’intera colonna sonora, premiata agli Oscar 2020, si configura come un lugubre requiem in cui a dominare è il violoncello, che dà voce al tormento di Arthur Fleck e scandisce la sua progressiva discesa nella follia.

Lasciatevi avvolgere dalla struggente (e inquietante) Bathroom Dance, in cui l’equilibrio psichico di Arthur si frantuma definitivamente. Ha inizio così la sua inesorabile trasformazione nell’iconico Joker.

E voi, quali colonne sonore rivisitate nei vostri momenti più tristi e cupi? Quali brani vi trasportano in un’atmosfera di dolce malinconia o vi permettono di raggiungere un’immediata catarsi?

Non esitate a condividere le vostre più intense esperienze musicali nei commenti. A presto!

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